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postheadericon Quando la creatività si esprime con il lettering

Ho provato a segnalare questo stupendo sito nella mia pagina fan di facebook, ma ho nutrito poco successo. Non ci sto. Se c’è qualcuno di veramente creativo che mi segue, deve apprezzare questo grafico, che a mio parere, trasforma in arte quelle che per qualcuno possono essere solo scritte.

langdonIl suo nome è John Langdon, ed è specializzato nella rappresentazione visiva delle parole. Dire che gioca con le lettere è dire poco. Ha realizzato moltissimi “ambigrams” come potete vedere dall’immagine qui al lato. Se vi state chiedendo cosa sono, basta girare il monitor del vostro pc sotto sopra e vi renderete conto che le parole si leggono in entrambi i versi. Oppure una via più semplice è quella di andare a visitare il sito dell’artista John Langdon

A mio parere, la sua creatività comunque non si ferma qui. Ho provato tantissime emozioni e sensazioni a visitare e guardare con attenzione i suoi loghi. Anche nelle rappresentazioni visive, sa districarsi con spiccata creatività.

Le sue influenze più forti le ha ricevute da Salvador Dali, dai cubisti,  da MC Escher, René Magritte, gli artisti psychedelic poster (in particolare Rick Griffin) e Herb Lubalin. Anche diversi scrittori possono vantare della sua ispirazion, tra i quali: Edgar Allan Poe, Ogden Nash, John Barth, e Tom Robbins.

langdon2

Non posso, visto che vi ho introdotto anche la spiccata creatività per la realizzazione di loghi, marchi e concetti visivi, non mostrarvi una delle sue creazioni secondo me più potenti. Basta guardare questo logo “duca” e osservare il gioco di lettering. Una plateale dimostrazione che la semplicità è sempre vincente e che la creatività non è legata alla difficoltà del segno. Qui c’è un lavoro di forte caratterizzazione e uno studio elevato del segno. Vi invito, se siete grafici, a guardare il suo sito, e ad ammirare i suoi lavori.

Buon lavoro




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I punti di forza della tipografia durevole è la leggibilità, un altro è qualcosa di più della leggibilità: una sorta di tocco, meritato o non meritato che dona alla pagina la sua energia vitale. …”

Se non si è ancora capito, io sono un’appassionata di tipografia. Tipografia intesa come arte dello scrivere, come poesia sulla carta. In questo mi piace essere antica. Possiamo chiamarlo Lettering, Tipografia, o studio dei Caratteri o per i più moderni “font”. La tipografia o il lettering, è la scienza che studia la leggibilità dei caratteri (font). Una scelta adeguata, nel nostro lavoro serve a “nobilitare” il testo. Tutte le parole prendono forma e diventano parte della veste grafica. Il nostro mondo ormai è invaso di messaggi non richiesti, e un buon uso della tipografia, può servire ad attirare l’attenzione in mezzo alla mischia. Al giorno d’oggi, è raro trovare qualche grafico che sappia utilizzare bene la tipografia. Che non si limita solo alla scelta del carattere giusto, ma anche all’abbinamento di due o più caratteri in un campo visivo, che può essere un manifesto, un biglietto da visita, un catalogo o qualsiasi altra cosa serva a comunicare. Scrivere= lasciare una traccia. La scrittura è la cosa più primordiale che esiste se ci pensate, perchè inizia proprio con l’impronta… Il carattere per la stampa inizialmente era stato creato semplicemente per imitare la scrittura umana. Tanti anni fa, con l’avvento della stampa, non esistevano tutti i caratteri che ci sono oggi, e la scelta era molto limitata. I veri grafici sanno apprezzare ancora oggi quei caratteri, che devono far parte della biblioteca font di tutti. . “un libro ben fatto, dove il designer, il compositore e lo stampatore hanno fatto tutti la loro parte, non importa quante siano le righe di testo e le pagine, le lettere sono vive. Danzano al loro posto. A volte si alzano danzando sui margini e negli spazi di passaggio.” “Le lettere sono opere d’arte microscopiche oltre che simboli utili. Il loro significato sta in ciò che sono così come in ciò che dicono”. “Le lettere ben disegnate donano alla pagina una struttura vivace e uniforme; Invece una spaziatura grossolana fra lettere, parole e linee di testo può lacerare questo tessuto”. Questo piccolo pezzo di libro, spiega un pò cosa significa saper utilizzare bene i caratteri all’interno di un campo visivo. Moltissimi grafici oggi, ma soprattutto moltissimi che praticano il fai da te, amano modificare lo spazio tra le lettere e le loro proporzioni pensando di rendere più gradevole un lavoro. Purtroppo questo tipo di pratica, è altamente dannosa per la leggibilità, e nel momento in cui quel dato carattere è stato creato, non è stato un caso se è stato predisposto quel determinato spazio o quell’altezza proporzionale delle lettere. E’ un lavoro che non si fa mai a mio parere… andiamo a rovinare una poesia, andando SICURAMENTE a diminuire il livello di gradevolezza finale. “La densità della tessitura in una pagina scritta o a stampa viene chiamata colore. Questo non ha nulla a che fare con gli inchiostri rosso e verde, si riferisce solo al valore chiaroscurale della massa di lettere sulla pagina. Una volta che le esigenze di leggibilità e ordine logico sono soddisfatte, la normale cura del tipografo si indirizza alla uniformità di colore. E il colore dipende da quattro cose: il disegno del carattere, la spaziatura tra le lettere, la spaziatura tra le parole e la spaziatura tra le linee di testo. Nessuna di queste è indipendente dall’altra…” Io aggiungo che non vanno quasi mai modificate dai valori consigliati. O comunque non bisogna mai fare una cosa del genere se non si ha un’esperienza notevole e una conoscenza indiscutibile su questo argomento. Non fanno testo i caratteri moderni creati da grafici e messi online per gratuitamente. Questi caratteri non hanno molto probabilmente subito lo stesso studio di anni, che hanno permesso di creare i caratteri fondamenti della tipografia come l’Helvetica, il Futura, il Times, e tanti altri classici. Queste poche righe, provengono dalla mia bibbia … “gli elementi dello stile tipografico” di Robert Bringhurst Edizioni Sylvestre Bonnard, che io consiglio vivamente a tutti i miei colleghi che ancora non hanno avuto il piacere di averlo.

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